Una mostra unica ispirata alla canzone The Garden’s Heart, in bilico tra arte e letteratura.
Le note romantiche della canzone The Garden’s Heart di Natasha Khan e Jon Hopkins ci guidano all’interno di un giardino segreto nel centro di Firenze, a Palazzo Olivetti Rason. Qui, Alessandra Denza e Valentina Costa hanno organizzato un’incursione nel mondo delle lettere e delle arti.
L’occasione di questa mostra è felice, è la XXXIII Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, che ogni due anni apre le porte di Palazzo Corsini, sul Lungarno. L’Antico e il passato, insomma, con cui gran parte degli artisti chiamati da Denza e Costa dialogano, ciascuno a modo proprio.

Naturalia e artificialia si confondono tra loro, in un giardino che diventa sede espositiva. Ed ecco che gli artisti acquisiscono un’ulteriore libertà creativa, oltre quella del fare: hanno la possibilità di arrivare e installare le proprie opere in un secondo momento, spostando altro, riposizionandolo. The Garden’s Art diventa una mostra viva, pulsante e animata non solo dal pubblico, ma sopratutto dal labor limae di pittori, scultori, disegnatori, fotografi e designer.
L’anima dell’esposizione sono quindi gli artisti, cui le curatrici hanno chiesto di portare -oltre le opere- oggetti che suscitino loro meraviglia, come una fotografia, un libro, un ritaglio di giornale, etc Il mobilio dello studiolo diventa quindi sede privilegiata per questi mirabilia d’artista e parte integrante della mostra.
E noi possiamo solo approfittarne e lasciarci cullare dall’atmosfera romantica di questo giardino segreto.

INFORMAZIONI
The Garden’s Heart
28 settembre \ 06 ottobre
tutti i giorni 10.00 – 12.30; venerdì e sabato 10.00 – 12.30 e dalle 18.30 e su appuntamento
Palazzo Olivetti Rason. Piazza dell’Indipendenza 27, Firenze
In collaborazione con The Contemporary Art Travellers
Interventi di Marco Belfiore, Federico Cavallini, Michele Chiossi, Daniela Comani, Claudia Di Francesco, Armida Gandini, Yonel Hidalgo, Ornaghi & Prestinari, Giovanni Ozzola, Salgar, Aldo Sergio, José Antonio Suárez Londoño insieme ad un maestro del ‘500 come Albrecht Dürer, alle nature morte del Giorgio Morandi senza tempo, alle scene campestri di Giuseppe Viviani
