Cento anni dopo la fine della Grande Guerra

La Prima Guerra Mondiale

GrandeGuerra
L’attentato di Sarajevo in una illustrazione di Achille Beltrame per <<La Domenica del Corriere>>

Sarajevo, 28 giugno 1914 l’Arciduca ed erede al trono dell’impero austro-ungarico Francesco Ferdinando e la moglie vengono assassinati. Un mese dopo l’Austria invade la Serbia. Scattano subito le clausole delle alleanze che legavano tra loro le principali potenze europee e ha inizio la Prima Guerra Mondiale.

La Grande Guerra fu uno scontro di proporzioni inaudite che costò all’umanità quasi dieci milioni di vite, martoriando l’Occidente per più di quattro anni.

In un primo momento, l’Italia si era tenuta fuori dal conflitto, dichiarando la propria neutralità. Il 26 aprile del 1915 fu però firmato il Patto di Londra, un accordo segreto che prevedeva l’ingresso del Paese in guerra al fianco della Triplice Intesa (Inghilterra, Francia e Russia).

La prima fase del conflitto volta all’attacco del nemico per annientarlo si risolse in una paralisi dei fronti, cioè in scontri continui e inefficaci nelle trincee. In queste condizioni, si sviluppò una seconda tattica che mirava al punto debole della coalizione nemica ed era volta disorganizzare l’avversario, annientando gli alleati.

Il 1916 vide però il ritorno alla strategia di concentrare gli sforzi sul punto forte del nemico, che non portò né vincitori, né vinti, ma trasformò il conflitto in una vera a propria guerra di trincea.

L’anno seguente si schierarono sul campo anche gli USA, per reazione alla guerra sottomarina dichiarata dai tedeschi, e le ostilità raggiunsero una dimensione mondiale. Il fronte caldo era ormai  quello della Penisola.

Nella primavera del 1917 gli italiani comandati da Luigi Cadorna conquistarono porzioni del Venezia Giulia, ma tra ottobre e novembre vennero duramente sconfitti dall’esercito austroungarico a Caporetto e furono costretti alla ritirata. La guida dell’esercito passò quindi al generale Armando Diaz, che un anno esatto dopo la disfatta di Caporetto condusse gli Italiani alla decisiva vittoria di Vittorio Veneto. Altre armate italiane, nel frattempo, passarono il Piave e il 3 novembre 1918 entrarono Trento, il caposaldo del fronte autro-ungarico.

La difesa del patrimonio artistico nel padovano

GrandeGuerra
La protezione del Gattamelata di Donatello durante la Grande Guerra (pinterest. com)

Tra il 1915 e il 1918 Padova rivestì spesso un ruolo di primo piano. Prima della disfatta di Caporetto divenne città ospedaliera e sede di un comando di tappa presso il quale transitavano le truppe dirette al fronte.

Nel 1917 la città diventò capitale al fronte e egli ultimi due anni del conflitto  venne bombardata violentemente: le incursioni aeree causarono numerose vittime e gravi danni a edifici e a monumenti cittadini.

L’importanza e il valore dei beni artistici era stata compresa sin dall’inizio del conflitto: Padova e i padovani fronteggiavano il problema già da tempo.

La salvaguardia del patrimonio locale era gestita da  Andrea Moschetti (1865-1943).

Moschetti era il direttore dell’Istituto comunale di Padova, che riuniva Biblioteca, Archivio e Museo civico. Egli si applicò per mettere in salvo le opere di queste istituzioni e di numerose collezioni private

Molte opere vennero trasferite oltre l’Appennino. Ciò che non poteva essere sposato, veniva difeso sul posto. Così l’altare del Santo fu protetto con sacchi di sabbia e il monumento del Gattamelata venne chiuso all’interno di una avveniristica struttura cuspidata.

L’armistizio: cento anni fa

GrandeGuerra
Villa Giusti in una fotografia d’epoca (google.com)

Lo stesso giorno in cui le truppe italiane entrarono a Trento fu firmato a Villa Giusti (Abano Terme) l’armistizio austro-italiano. Era il 3 novembre e per il nostro Paese la Grande Guerra era finita.

Negli anni del conflitto, Abano assunse un ruolo di assoluto rilievo nel panorama settentrionale.

Tra il 1915 e il 1917 il paese, che si chiamava ancora Bagni e non Terme, divenne un grande ospedale di riserva per soldati. Dopo la disfatta di Caporetto, diversi comandi e uffici militari si trasferirono nel centro termale, rendendolo il fulcro delle operazioni dell’ultima fase della Grande Guerra.

Qui vi si stabilì il Comando Supremo dell’Esercito italiano. Abano e le sue ville furono il teatro di avvenimenti epocali, incontri e trattative che portarono alla chiusura del primo drammatico conflitto mondiale.

Per ricordare il ruolo di primo piano avuto dalla cittadina di Abano nel corso della Grande Guerra, la città di Abano Terme ha stilato un calendario ricco di celebrazioni ed  eventi partiti il 19 aprile e che si chiuderanno il 4 novembre.

Il Centenario Grande Guerra 1918-2018 Abano Terme rappresenta per noi una occasione unica per fare i conti con il proprio passato. Un passato che sembra lontano, ma va conosciuto per trasmettere il valore della pace, attraverso la memoria delle atroci conseguenze di un conflitto.

Ecco qui il programma completo sul sito di Abano Terme: www.abanoterme.net e per altre mie considerazioni il post che ho scritto per WoMomS.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: