Compleanno d’autore

Zante, 6 Febbraio 1778 nasce Niccolò -detto UGO – FOSCOLO, scrittore, poeta .. da me amatissimo.
Andrea Appiani, Ugo Foscolo, 1801-1802
Milano, Pinacoteca di Brera

 

Vorrei “festeggiarlo” così, con un Autoritratto in versi, un sonetto che nel corso degli anni egli ritoccò  e modificò, come fece Rembrandt con gli oltre settantacinque “selfie” che realizzò nell’arco della propria vita. Il pittore e il poeta documentarono  con le rispettive arti non solo il tempo che passava sulla loro pelle, ma sopratutto l’immagine che avevano di sé stessi. 

 

Autoritratto
Solcata ho fronte, occhi incavati intenti;
Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto;
Labbro tumido acceso, e tersi denti,
Capo chino, bel collo, e largo petto;
 
Giuste membra, vestir semplice eletto;
Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti,
Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;
 Avverso al mondo, avversi a me gli eventi.
 
Talor di lingua, e spesso di man prode;
 Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,
Pronto, iracondo, inquieto, tenace:
 
Di vizi ricco e di virtù, do lode
Alla ragion, ma corro ove al cor piace:
Morte sol mi darà fama e riposo.

 

 
 
1802, Pisa,  Nuovo Giornale dei letterati
 

 

Antonio Berti, Monumento funebre a
Ugo Foscolo 
Firenze,  Santa Croce
Foscolo non nega i propri difetti, riconoscendosi “di vizi rico e di virtù” e al contempo, come la Regola del Romanticismo impone, carica i propri particolari fisici di significati morali. La “fronte solcata“, gli “occhi incavati”, però “intenti“,  quindi fissi in direzione dei desideri che, insieme al “capo chino” rispecchiano il suo tormento, alimentato da una vita travagliata. 
Le “giuste membra“, il corpo proporzionato di cui egli parla, trovano una interpretazione eccezionale nel ritratto in scultura che ne fa Antonio Berti il secolo scorso, per il sepolcro inaugurato nel 1871, quando le ceneri del Nostro furono portate da Londra (dove egli era morto nel 1827) a Firenze, nella Basilica di Santa Croce.
La statua nasconde il “crin fulvo“, ma non dimentica le “emunte guance” e il “largo petto” lasciando inoltre trasparire l’essenza stessa che costituisce l’animo del poeta inquieto: “Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto“.
Ovunque il cor ti abbia condotto, Ugo caro, sappi che la fama in cui speravi ce l’hai tutta, se non di più. 

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