Settecento PoP

L’atmosfera, i colori cangianti e la scena sono quelli che popolano le note di I Want Candy nella versione per il film Marie Antoniette: luminosi, carichi di frenesia e vitali.

 

Marie Antoniette (2006)
Successo degli The Strangeloves nel 1965, recuperata a più riprese da tanti artisti… fino ad approdare al cinema nel 2006, nella cover dei Bow Wow Wow datata 1982: un canzone che ha fatto EPOCA.
Insomma, il riuso di un modulo di successo, di uno stile, di qualcosa perdutamente POP che piaceva allora e piacerà anche oggi.
Certo, La lezione di geografia di Euleterio Pagliano (Casale Monferrato, 1826 – Milano, 1903) non racconta i frivoli eccessi della Regina e delle sue Dame ai quali i Bow Wow Wow fanno da sottofondo, ma non riesco a immaginare una colonna sonora “classica” a questo spaccato di vita settecentesca.
E.Pagliano, Garibaldi, 1866
La finestra che ci apre il piemontese Pagliano guarda alla quotidianità dell’aristocrazia rococò, posando lo sguardo su sete preziose e damaschi pregiati.
Tra i toni delicati di un cielo terso e luminoso si perde un paesaggio fatto di confuse tinte pastello. Le stesse che tornano sule gote morbide delle dame.
Chi direbbe che questa scena è frutto del pennello di un narratore di storie e di fatti risorgimentali?
Sembra piuttosto vicino all’entusiasmo di certi artisti rococò, che alla libertà pittorica di Domenico Morelli (caro amico del Nostro).
Eppure è proprio lui, che svuota l’opera del tipico impegno “politico” di cui carica le sue tele -non dimentichiamo che egli nel 1848 partecipò alle Cinque Giornate di Milano e che undici anni dopo fu al seguito di Garibaldi, militando tra le file dei Cacciatori delle Alpi! Un animo inquieto quello di Eleuterio Pagliano, che, si è detto, fonda la propria carriera sulle tematiche storico-patriottiche tanto care al Risorgimento alternate a ritratti e a lavori per il teatro, all’incisione, all’affresco e all’acquerello.
E.Pagliano, Giocando a volano, 1876
Partecipa a numerosi concorsi ed esposizioni, riscuotendo un successo non indifferente; nel 1878, infatti, ottiene a Parigi la Medaglia d’oro!
Negli anni Settanta dell’800 egli si avvicina ai motivi neosettecenteschi tanto in voga, realizzando scene di genere in costumi del “secolo scorso” dal tono disimpegnato e piacevole.
Ed eccolo approdare all’Esposizione Nazionale di Torino nel 1880 con due opere: un disperso Napoleone e Giuseppina -episodio storico che sconfina nella categoria del genere- e La lezione di geografia -la replica di un soggetto  più volte affrontato in precedenza. Quest’ultimo ottiene un discreto successo, con critiche favorevoli: vengono apprezzate quelle caratteristiche che più ce lo fanno avvicinare all’atmosfera di Marie Antoniette, cioè la delicatezza cromatica e l’atmosfera pastello e l’impasto morbido. Insomma, il recupero di uno stile, la ripresa di un modello POP che piaceva ieri e che piacerà oggi, grazie a  “…una dolcezza di colori, un’armonia di toni, un’aria diafana, diffusa, carezzevole, coma una sonata tutta sui sordini: s’immagina qualche cosa come il Tiepolo che stenda le mani fino al Greuze” (Mongheri, <>, 19 Giugno 1880). Certo, Giuseppe Mongheri, critico e pittore di un decennio pià vecchio del Nostro, mentre scrive non può certo figurarsi il sound track del XXI secolo… ma riesce abilmente a tessere una trama di confronti tale da collocare Eleuterio Pagliano nell’Olimpo pittorico della “morbidezza di impasto, finezza d’intonazione, squisitezza di colorito” (Luigi Chirtani, <>, 14-15 Giugno 1880).
ELEUTERIO PAGLIANO, LA LEZIONE DI GEOGRAFIA, 1880
olio su tela, cm 125,7 x 180, Milano, Fondazione Cariplo
La scheda del dipinto nel Catalogo della Fondazione Cariplo: E. Pagliano, La lezione di geografia

 

 

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