AUTUNNO ROCOCÒ

Ormai è autunno, non c’è più scampo.
Esco di casa al mattino ed è ancora buio. L’aurora consiste in un bianchiccio assemblaggio di nebbia, brina e brezzolina. Ancora mi salvo dal cappotto e mi fascio in una sciarpa più grande di me, ma sì…ormai è autunno.
Combatto la cosa con borse dai toni brillanti (ode a Michael Kors!!!) e alcune scarpe tendenti al fluo. Non conosco altri rimedi, se non i colori che profumano d’estate e il mio morboso attaccamento all’arte, alla sua storia e alle sue storie.


L.Alma-Tadema, Le Rose di Eliogabalo, 1888, part.
Il rosa salmone del maglione che ho infilato al volo oggi è molto rococò, ricorda (non troppo) vagamente le figurine di Fragonard.

J-H Fragonard, Autoritratto,
Grasse, Musée Fragonard
Jean-Honoré Fragonard [Grasse, 1732 – Parigi, 1806], un francese dal pennello rapido e delicato, che si crogiola bellamente nelle file del rocaille. Sì, io combatto sempre con quegli standard che cristallizzano modi e mani degli stili, ma se penso alle vezzose inclinazioni francesi di Fragonard, il solo aggettivo che trovo è “rococò”. Spesso, non sempre.
Allievo di Chardin prima e di Watteau poi, il nostro vive un’intensa parentesi italiana (1756-1761) che lascia un segno indelebile. Piuttosto che i grandi Michelangelo e Raffaello, sono i più “attuali” Guercino, Carracci e Pietro da Cortona ad attirarlo… e alla loro influenza si aggiungerà quella del colorismo veneto di Veronese e Tiepolo.

J-H Fragonard, La lettera d’amore, 1770, part. 

Un pout-pourri di modelli ai quali, al rientro in patria, si aggiungeranno Rubens, Van Dyck e Rembrandt.

Nonostante le più varie fonti pittoriche, però, egli si avvale essenzialmente del proprio stile, molto personale. Un tocco rapido, un pennello nervoso, il gusto per l’impasto materico, il modellato sensuale, una luce a tratti rarefatta. Elementi essenziali e peculiari che si fondono magistralmente nel tema prediletto, nelle scene galanti – fêtes galantes
J-H Fragonard, Il Bacio rubato,
1765-1770, part.
Con freschezza ed eleganza egli si fa interprete eccellente della società di Luigi XV e di Luigi XVI; Fragonard è il pittore del piacere che dipinge per un’aristocrazia viziata e viziosa.
E l’Amore è protagonista incontrastato in tutte le sfumature che gli appartengono: vivace, diffidente, spiritoso, appassionato, gaio..sensuale.
Emblematico, in tal senso, L’altalena, un olio del 1767 conservato a Londra, presso la Wallace Collection.

Jean-Honoré Fragonard, L’altalena, 1767, Londra, The Wallace Collection, 81 x 64 cm, 
inv. P430 fonte wikipedia.com 
Un cortigiano avvicinò il pittore chiedendogli un ritratto di sé assieme alla propria compagna. Egli si voleva raffigurato come il giovane amante della donna, nascosto tra folti cespugli, mentre un vescovo spingeva l’altalena. Fragonard eliminò l’elemento anticlericale, sostituendo il vescovo con il marito della dama. 
J-H Fragonard, L’altalena, 1767, Londra, part.
L’immagine ha una compostezza sfavillante, con una ricchezza di toni disarmante. Una prima impressione sembra focalizzare la selvatica radura di un bosco; il contesto, la statuaria, gli attrezzi da giardino e gli elementi architettonici vogliono piuttosto far intendere una ricca tenuta privata, che con i verdi lussureggianti e le sculture antiche ricorda i giardini lussureggianti di Villa d’Este a Tivoli, vicino Roma, dove il nostro trascorse l’estate del 1760.

J-H Fragonard, L’altalena, 1767, part.

Ed eccola, deliziosa, anzi “favoliziosa”, la fanciulla che si lascia dondolare dall’altalena… Oggi suona follia, ma all’epoca non era inconsueto ritrarre giovani donne divertite e divertenti in questo gioco. 
Il su-e-giù rappresentava (anzi: rappresenta) la volubilità delle passioni! Un movimento dipinto con uno scatto dal pennello, che condensa in un colpo il messaggio del dipinto, messaggio sotteso ed efficace: passione, ma leziosa. Nonostante la tematica, l’artista non cade mai nella volgarità, grazie a una resa armonica e raffinata, che sicuramente piacque a Ménage de Pressigny, proprietario del dipinto nei primi anni Novanta, che ne godette… fino a che non fu ghigliottinato nel 1794 e l’opera non venne confiscata dalle autorità rivoluzionarie.

J-H Fragonard, L’altalena, 1767, part.

Era troppo rococò, troppo ancien régime per piacere alla Repubblica: nel 1859 il Louvre rifiutava ancora l’offerta del dipinto, che finì in Gran Bretagna, dove fu esposto al pubblico l’anno successivo. Quasi un secolo dopo la realizzazione, L’altalena fece capolino nell’immaginario collettivo e si rese iconica memoria del rocaille

E poi? E poi rimane un’idea geniale nel nulla dello speranzoso successo, quel vago sperare che noi sognatori reputiamo valido e assennato. 
Nel 1789 Fragonard, all’alba della Rivoluzione francese, smise di dipingere. Nel 1793 entrò a far parte di una commissione incaricata di costruire il nuovo Musée du Louvre; tra gli ulitmi esponenti del Rococò francese, Fragonard non può e non volle mettersi al passo coi tempi. 
Peccato, perché di quella sua pittura frivola, densa di umori, voluttuosa e delicata non se ne può fare a meno! 

La scheda del dipinto sul sito The Wallace Collection: The Swing e le altre sue opere conservate presso la collezione: works of art

J-H Fragonard, Le petit parc, 1762-1763,
Londra, The Wallace Collection, inv. P379




il mio golf autunnale… che ha scatenato riflessioni rococò



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