Manet a Venezia

Édouard Manet in mostra a Palazzo Ducale

Mi era nota la pittura, anche il manuale più mediocre ne parla. Quelle pennellate nette e ricche di colore.
Ma non avevo idea della fitta rete di rapporti che si nasconde dietro una cromia purissima, fatta quasi di campiture, che dipinge un’umanità vitale e…umana.
C’è in Manet la profonda conoscenza di una contemporaneità fatta di élite culturale e salotti, fatta di poeti e artisti, fatta di uomini. I viaggi in Europa, gli spunti dall’Antico (l’arte veneta del Cinquecento, il Seicento spagnolo) e gli scambi con colleghi e scrittori impregnano l’arte di Manet di una forza travolgente.
Questa energia talvolta si smorza sulla tavolozza, per farsi beffa della morale del tempo (vedi la Olympia, locandina della mostra). Ma è nel disegno che si manifesta con un’enfasi speciale l’arte di Manet. Non ne conoscevo la grafica fino a questo momento. La porosità del lapis, affatto fine, segna con contorni netti e decisi silhouette e figure. Le ombre non sono sfumature, ma pure geometrie scandite dalla vigorosa punta di quella matita che mai sembra staccarsi dal foglio. È stata una scoperta meravigliosa!
Per me Manet non sarà più solamente quell’ardito pittore che osò pensare  Le déjeuner sur l’herbe, ma sarà anche un grande disegnatore, che nel foglio ingabbia uno studio attento, puntuale e appassionato.
Una passione contagiosa.
Tornate anche voi a Venezia!

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