Ragione e … Immaginazione-

Parafrasando il titolo italiano  di un celebre romanzo di Jane Austen (Ragione e Sentimento), introduco un artista speciale.
“Speciale” è il termine giusto, seppur ingenuo, comune e spesse volte abusato, perché William Blake ha creato qualcosa di personalissimo, commistione di sensazioni, tecnica e arte. Nonostante ciò egli appartiene a una schiera di personaggi (semi)dimenticati: spero di rendergli onore!

Thomas Phillips, William Blake, 1807,
Londra, National Gallery Portrait

Poet/Printer/Prophet ecco quello che era e che sentiva di essere William Blake, riassumendo in sé la figura del tormentato uomo (proto)romantico, poeta-profeta e artista che vive in un’epoca di grandi cambiamenti. Il mondo di Blake è quello in cui, attraverso tre grandi rivoluzioni (americana, francese e industriale) venne definitivamente spazzato via il vecchio ordine e pose le basi la società moderna. Altrettanto radicale fu la rivoluzione che si impose nella letteratura, con il superamento del Neoclassicimo e l’affermarsi del Romanticismo. 

Non entro nei dettagli teorico-filosofici dei suoi testi: siamo qui per parlare di arte e, anche se in lui questa è inscindibile dalla letteratura, non possiamo perdere il nostro filo di Arianna. 


Per Blake la Ragione mente; l’Ispirazione e la Visione sono l’unica Realtà: da qui prende corpo la sua concezione del potere creativo dell’Immaginazione che permette l’infinito perfezionamento della Visione. La realtà della Visione si contrappone alla Ragione, che diventa forza distruttiva nel momento in cui domina l’uomo.

Sin dai primi anni di attività, Blake è tra i primi a parlare di Genio Poetico, cioè del principio della percezione umana e della “copia” che l’artista fa dell’Immaginazione, incorporandola come energia nella forma. L’Arte per lui è creativa e la Poesia è frutto dell’Ispirazione, unifica e rivela; da ciò si conclude che la poesia è soprattutto visione, l’immaginazione che si contrappone al mondo dei sensi, cioè all’Illusione, mera creazione mentale. 

Repubblicano, William Blake fu tra i primi ad avvertire le laceranti contraddizioni della società inglese del suo tempo e a individuare i latenti malesseri che la Rivoluzione Industriale stava provocando. Nella pagina immagini e parole vengono concepite insieme, insieme sono trascinate dalle forme d’ispirazione prerinascimentale e michelangiolesca e insieme sono scomposte in un horror vacui trecentesco. 

The Emanation of the Giant Albion, Copia E, Tav.3, 1821
Yale Center fot British Art, fonte http://www.blakearchive.org/

Il poeta canta la libertà e piange la sofferenza degli oppressi, dei diseredati e degli sfruttati; l’artista le dipinge; entrambi si oppongono al Settecento conformista, affermando la potenza dell’Energia: 
<<Energy is the only life>> <>
(L’Energia è l’unica vita – L’Energia è l’Eterno Piacere)
Si tratta di una potenza che trascende figurazione e testo e s’impone all’attenzione del lettore: grazie alla possibilità dell’Immaginazione di trasformarsi in parole e immagini viene rappresentata, con rigore e chiarezza formale, l’evocazione della visione, traducendola in miti e simboli. Nell’opera blakeana, gli aspetti visionari si fondono con quelli politici e religiosi e con le tematiche sociali in un intreccio di simboli e riferimenti, che trovano il proprio punto di contatto nella linea: una concreta linea fluida che traccia le figure (flamming line) e una concreta “linea” ritmica che percorre i versi.
I temi sono quelli terrificanti del pre-Romanticimo (pensiamo al suo “maestro” Fuseli!), sono soggetti spaventosi, che esprimono l’irruzione dell’inconscio nella quotidianità; paure, drammi e angosce vengono rappresentati da una complessa simbologia. Blake si lascia trasportare da una tensione pratica e da un’attenzione concreta ai dati dell’esperienza, per dar visione alla propria Immaginazione: egli raggiunge così la vera e matura coscienza del conoscere, andando oltre la semplice percezione e mantenendo vivo in sé il modo immaginativo del mondo sensibile; nello spazio dell’immaginario si trasformano le simbologie e i simboli e la visione va oltre la semplice percezione.
Da queste valenze espressive visionarie e simboliche, fatte di misticismo e spiritualità, emergeranno i primi caratteri del Romanticismo inglese….ai quali riserveremo altri post in altri momenti. Ora concentriamoci su Blake.
Milton. A Poem, Copia C, 1811 circa, Tav.1,
New York Public Library, fonte http://www.blakearchive.org/
Il percorso che si sviluppa attraverso l’Immaginazione e la Visione si attua all’interno della mente del Poeta: “All Forms are perfect in the Poet’s Mind, but these are not Abstracted nor Compouded from Nature, but are from Imagination” (Tutte le forme sono perfette nella mente del Poeta, ma queste non sono né Astratte, né Composte dalla Natura, ma lo sono dall’Immaginazione). Egli stesso si definirà “the Mental Traveller“: un viaggiatore mentale il cui campo di rappresentazione poggerà sul doppio livello della poesia e della figurazione.
L’Arte ha, per Blake, una valore salvifico: al suo interno egli riserva al poeta il ruolo del profeta e si considera veggente, in quanto può penetrare nella verità fantastica del cosmo. Dalla relazione tra poesia e profezia nasce la grande opera d’arte; quest’ultima, infine, è profetica perché svela l’unità dell’esistenza, cioè la realtà spirituale.
In una pagina traboccante di immagini dai contorni netti si inseriscono le parole: Blake crea i suoi capolavori, affidando la rappresentazione “concreta” delle visioni alla simbiosi perfetta tra testo e figure. Egli supera i confini tra scrittura e immagine e per fare ciò inventa un particolare procedimento di stampa, con il quale contemporaneamente riporta sulla carta i testi e le illustrazioni, sviando da una tradizione tipografica in cui figure e parole sono stampate in momenti differenti. Si tratta dell’Illuminated Printing
Songs of Innocence and Experience“Spring”
 Copia V, 1821 Tav.13, Morgan Library and Museum

William Blake, scrivendo il proprio testo, realizzando i propri disegni e incidendoli contemporaneamente sulla stessa tavola stampava un’intera pagina con un solo passaggio e occupandosi di tutto in prima persona. La novità del metodo blakeano consiste non tanto nel lavorare contemporaneamente alla stampa del testo e alla stampa dell’immagine, quanto nella combinazione dell’Incisore (Printmaker) con il Poeta (Poet) e il Pittore (Painter), Tecnicamente, viene data al Pittore e al Poeta la libertà di dipingere e scrivere direttamente sulla lastra di rame che, al momento della stampa, fissa il significato della Visione sulla carta.
Le Songs of Innocence (1789) furono il primo dei lavori pubblicati con questo metodo, che, come si è accennato, fu definito dallo stesso Blake Illuminated Printing, “Stampa Illuminata”, in “a style more ornamental, uniform, and grand, than any before discovered“. Egli attribuì l’invenzione al fantasma del fratello, che, apparsogli in una visione (1788), gli avrebbe rivelato come procedere…
sembra follia pura, vero? Ma è magnifico!!!
Non sappiamo nel dettaglio come fosse sviluppato il procedimento di lavoro nel nostro, ma la cosa è velatamente raccontata in alcuni suoi versi. 
Nel 2003 Morris Eaves ha ricostruito in maniera eccezionale il procedimento attuato da Blake nel realizzare le proprie “Stampe Illuminate” nell’articolo Illuminated Printing ora fruibile sul sito del Blake Archive! Secondo Eaves, si può supporre che Blake abbia lavorato così: nella prima fase del lavoro si occupa della preparazione delle lastre di rame per il disegno che deve immediatamente seguire. Segue, in un terzo momento, la delicatissima fase della corrosione del del metallo; Blake inserisce la lastra in una sorta di gabbia di cera, per evitare che ne fuoriesca l’acido che sta per versarvi. Dopo 45-90minuti, lavando via l’acido ed eliminando le protezioni di cera, Blake cancella l’inchiostro del disegno e lucida la tavola: l’immagine e il testo sono leggermente a rilievo. Successivamente, passa l’inchiostro per la stampa sulla parte a rilievo della tavoletta di rame: attentissimo, egli pulisce e asciuga l’inchiostro nelle zone che non devono essere stampate. 
Dopo aver steso l’inchiostro sulla lastra, Blake passa alla stampa della tavola. Contemporaneamente si mettono al lavoro sulla stessa opera due personalità distinte, l’incisore e il tipografo. Quest’ultimo esce dall’anonimato e si afferma nel proprio ruolo di artista. Le due funzioni perdono i proprio nomi e si fondono nella sola persona di William Blake, che spesso firma i propri lavori come “Author and Printer“, orgoglioso anche del proprio valore manuale, non solo di quello intellettuale!
The Marriage of Heaven and Hell, Copia C, 
1790, Tav. 15, Morgan Library and Museum

A questo punto del lavoro l’artista si avvale dell’aiuto della moglie, che lo assiste nella stampa della tavola e nella preparazione della carta. La signora Blake manovra il torchio, una volta che il marito ha sistemato la tavola sul letto della macchina. Dopo la stampa dell’impression, si passa alla rifinitura ad acquerello e a penna di testi e illustrazioni. 
In quest’ultima fase si fa sentire sempre di più l’essere “speciale” del metodo blakeano, in quanto da una sola matrice l’artista può ricavare numerose copie. Ciascuna di queste, però, differisce dall’altra, perché sottoposta a un’ulteriore perfezionamento formale, cioè le correzioni e i completamenti fatti a mano dai Blake rendono ogni impressione unica. 
Esse sono il frutto della Visione “diretta” del Poeta/Profeta che ha inciso la lastra nello stesso momento in cui la Vision gli si manifestava. Le Stampe Illuminate di Blake, infatti, sono tali non solo in virtù della “visionarietà” della loro concezione, ma anche grazie all’immediatezza della loro creazione: come ho detto, William Blake si imbatteva nella Vision, la più alta espressione dell’Immagination e creava.
Insieme, uniti da un’incredibile compattezza narrativo-visionaria, il visuale e il testuale prendevano forza sulla lastra di rame. 
Blake incideva, corrodeva il metallo con l’acido della morsura, stendeva inchiostro e pigmento e stampava la tavola. Insieme, nell’attimo di un’impressione soltanto, parole e figure trovavano il proprio ruolo sulla carta, così come lo avevano trovato sulla lastra incisa. Nell’irripetibilità del gesto dell’incisione e della precisione della stampa, le immagini e il testo trovano conferma della loro reciproca unicità. Due unicità inscindibili nelle loro opposte differenze. Due unicità confuse nella concretezza della carta. 
E questo, permettetemi di dirlo, è veramente speciale.


Imagination is not a State: it is the Human existence itself.
(L’Immaginazione non è uno Stato mentale: è l’esistenza Umana stessa)


Newton
fonte wikipedia


In chiusura: 
nonostante la grandezza del suo genio, William Blake non fu capito dai contemporanei e il suo lavoro di artista, poeta e incisore rimase nell’ombra, lasciando alle generazioni successive il compito di riconoscerne l’importanza. Qui ho voluto fare un piccolo accenno, stuzzicare la vostra curiosità… non ho parlato della vita e delle opere di Blake; se volete lo faccio…ma lo amo talmente tanto che tendo a esser prolissa!
Ci tengo però a segnalarvi l’archivio multimediale che la Biblioteca del Congressi degli Stati Uniti ha “allestito” per William Blake: si tratta di un contributo fondamentale sia per gli approfondimenti, sia per gli spunti, sia per vedere “faccia a faccia” il Poet Printet Prophet londinese.. eh sì, perché non vi ho detto: Blake ha scritto di mondi lontani e fantastici e fantasiosi, ma non ha (quasi) mai lasciato Londra e non è mai uscito dalla Gran Bretagna!


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