Come avventurarsi sulla facciata di San Petronio, a Bologna

Bologna, primo comune della storia, città da sempre insofferente sotto il domino della Chiesa o dell’Impero, sancì la propria indipendenza con il progetto di un’opera grandiosa e imponente, la  Basilica di San Petronio. Non si trattava di costruire il Duomo cittadino ( cioè la già esistente Cattedrale Metropolitana di San Pietro), ma di erigere una chiesa concepita come tempio civico e portatrice sì dei valori religiosi, ma sopratutto di quelli politici della città.
L’orgoglio che dei cittadini della Bologna gotica è lo stesso di quelli del XXI secolo e nel 2010 è partito un programma di restauro  volto a restituire l’antico splendore alla basilica nel 350° anniversario dal suo completamento. Sulla lapide nella parete esterna della cappella dedicata al santo patrono, la Basilica stessa viene definita Felsinae Thesaurus, il tesoro di Bologna. Un tesoro da coccolare, curare e ostentare!

Il ponteggio sulla facciata e il “telone”

Ponteggi per i restauri abbracciano la chiesa da diverso tempo, ma uno in particolare si è fatto protagonista della vitalità bolognese in questi anni, cioè quello della facciata, del lato che dà su Piazza Maggiore. 
Credo sia doveroso segnalare le tappe che hanno portato alla realizzazione di questa facciata, sintesi massima della storia del capoluogo emiliano -l’interno lo affronterò più avanti, ma intanto segnalo la meridiana sul pavimento della navata sinistra e l’affresco di Giovanni da Modena nella Cappella Bolognini. 
Immaginiamoci turisti di passaggio, che dal crescentone (il gigantesco gradino in mezzo a Piazza Maggiore) scrutiamo al volo il volto della chiesa di Bologna. 
Alla fine del XIV secolo, su progetto di Antonio di Vincenzo fu concepita una struttura grandiosa, eccezionale espressione del “tramonto” del gotico: l’architetto aveva pensato a una croce latina lunga 183 metri, con un transetto di 137 metri, a tre navate e con cappelle laterali. Nel 1390 furono avviati i lavori, che procedettero dalla facciata verso l’abside, ma rallentarono dopo la morte dell’architetto, al principio del XV secolo, e si conclusero nel 1663.

La facciata prevedeva un basamento in marmo e, alle estremità, dei piloni trilobati, visibili ancora oggi. Le decorazioni della Porta Magna (il portale centrale) furono affidate al senese Jacopo della Quercia, che tra il 1425 e il 1434 incorniciò il portale con una statua della Madonna con il Bambino e i Santi Ambrogio e Petronio e dei rilievi con Storie della Genesi e e Storie dell’infanzia di Cristo. Al plastico dinamismo tipico dell’artista si accompagna l’espressionismo feroce, che anima figure forti e prepotenti. I personaggi occupano le formelle con potenze e rigore, facendo del portale un’opera rinascimentale ante litteram.
Nel 1507, Arduino degli Arriguzzi fu incaricato di completare la basilica. Il 21 febbraio dell’anno successivo fu posta in opera una colossale statua del pontefice Giulio II, opera di Michelangelo. Il papa sanciva così il proprio dominio sulla città, annullando la libertà e l’autonomia politica di cui la basilica era simbolo. Pochi anni dopo, però, fu compiuto uno dei più atroci delitti della storia dell’arte: nel 1511, durante il tentativo dei Bentivoglio di riappropriarsi del dominio (la famiglia era stata alla guida di Bologna fino al 1506, quando la città fu conquistata da Giulio II), la statua fu distrutta dalla fazione bentivolesca. I frammenti del bronzo furono venduti ad Alfonso d’Este duca di Ferrara, che li fece fondere per realizzare un cannone al quale diede il nome di Giulia.
Secondo il progetto dell’Arriguzzi, San Petronio avrebbe raggiunto dimensioni eccezionali, con una lunghezza di 224 metri e un transetto largo 158 metri: Bologna si proponeva di avere la più grande chiesa della cristianità. 
Tra il 1524 e il 1530 furono realizzati i due portali laterali sui disegni di Ercole Seccadenari: artisti del calibro Niccolò Tribolo, Alfonso Lombardi, Girolamo da Treviso, Amico Aspertini, Zaccaria da Volterra e lo stesso Seccadenari scolpirono le formelle. Lombardi e Aspertini, inoltre, si occuparono delle lunette: al primo spetta la Resurrezione di Cristo, del portale di sinistra, e al secondo la Deposizione di Cristo, del portale di destra.

La facciata della Basilica di San Petronio prima dei restauri


La costruzione della basilica di Arriguzzi si arrestò nel 1562, quando a 20 metri dalla navata della Basilica papa Pio IV fece costruire l’Archiginnasio, la prima sede dello Studium bolognese. Ancora oggi sono visibili sulle fiancate esterne vicino all’abside le bifore d’angolo che avrebbero dovuto dar principio al transetto. Consiglio di dare un’occhiatina…. è estremamente suggestivo! 
Da questo momento, le energie della fabbriceria si concentrarono prevalentemente sulla facciata, per un’ossessivo desiderio di completamento della facciata. Desiderio mai avveratosi.
Dal XVI secolo furono numerosi gli artisti interpellati per il completamento del fronte della chiesa: dal 1538 fu seguito il disegno Domenico da Varignana, che prevedeva un rivestimento marmoreo sui mattoni gotici. Successivamente furono consultati Giacomo Ranuzzi, il Vignola, Baldassarre Peruzzi, Giulio Romano, Domenico Tibaldi e Andrea Palladio. E la facciata rimase così com’è.
Nel 1887 un concorso per il suo completamento richiamò l’attenzione di architetti e restauratori come Edoardo Collamarini e Alfonso Rubbiani, ma non fu selezionato nessun progetto. Accadde lo stesso negli anni Trenta del Novecento. E la facciata rimase così com’è.
Tra il XVI e la prima metà del XVII secolo furono portati avanti anche i lavori delle volte (di cui parleremo in altro momento..): nel 1663 l’edificazione fu conclusa, secondo il progetto di Girolamo Rainaldi. La Basilica, si è detto, fu voluta dal Comune e al Comune rimase fino al 1929, quando fu trasferita alla diocesi per poi essere consacrata nel 1954 dal Cardinale Lercaro. Ed ecco, questo 2013 è il 350° anniversario dal completamento della Basilica, la molla che ha fatto scattare i restauri e il magnifico progetto di Felsinae Thesaurus, per restituire ai bolognesi e ai forestieri il candore dei marmi, le lotte architettoniche tra gotico e rinascimento e il vitale plasticismo delle lunette e dei bassorilievi!

  

Il livello più alto del ponteggio della facciata è stato destinato ai bolognesi, ai curiosi, ai turisti… che vogliono vedere la piazza antistante e i tetti della città dall’alto. Si salgono 130 gradini, sbirciando tra le impalcature i lavori in corso, e si arriva a dominare la città a 22 metri di altezza. Siete sulla TERRAZZA PANORAMICA !!!



Il panorama dalla Terrazza Panoramica



Sembra di vivere un sogno impossibile, qualcosa che nemmeno si osava di sperare!  Ed eccoci faccia a faccia con il Palazzo del Podestà, a sinistra il Palazzo d’Accursio e quello dei Notai a destra il Palazzo dei Banchi.. e laggiù la Fontana del Nettuno. Vediamo le Due Torri, la cupola della Chiesa della Vita, Piazza Maggiore in tutti i suoi 115 x 60 metri. Quelle formichine lì sotto sono le persone che passano, chi di corsa, chi con calma e chi puntando il naso in su, verso la facciata della chiesa, verso di noi. 
In autunno spacchetteranno la Basilica, restituirci quei marmi sicuramente ammirati da Carlo V, quando fu incoronato imperatore da Clemente VII all’interno della basilica (1530) e da Giacomo Leopardi negli anni bolognesi (1825-1827).
Io non vedo l’ora. La curiosità mi tormenta!
Come avventurarsi sulla facciata di San Petronio, a Bologna: sul lato destro della facciata trovate l’ingresso. Per 3€ potete salire sulla terrazza!

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